Una delle ulteriori soluzioni – apparenti – che il disponente spesso cerca di suggerire in luogo del trustee professionale e del trust autodichiarato, sempre al fine, secondo lui, di mantenere un controllo sui beni conferiti in trust cosa che peraltro determinerebbe la nullità del trust, è quella di nominare un trustee “amico”.
In genere la scelta cade su un parente, una persona vicina o magari su un professionista poco avveduto a lui vicino da anni e, nei casi peggiori, su una cosiddetta “testa di legno”. In ogni caso, tutti debbono poter essere comandati a bacchetta, è questa la priorità del disponente. Sovente, tuttavia, in questi casi, il trustee scelto è scevro di ogni conoscenza riguardo il diritto dei trust. Un esperto in diritto dei trust, non assumerebbe certo l’incarico se dovesse rimanere sotto il controllo del disponente. Ne consegue che questa, è una soluzione che finisce sempre per provocare effetti disastrosi. I danni poi possono ricadere anche sullo stesso “incosciente” trustee ove il trust dovesse subire aggressioni per aver garantito con fideiussione, egli si segnalato nelle varie banche dati di cattivi pagatori (CRIF, Centrale Rischi) con effetto sulla persona, sull’attività, e sulla sua credibilità inimmaginabili.
Come la conoscenza del diritto dei trust richiede tempo, studio ed impegno, per essere acquisita, quella per l’attività di trustee richiede ancora maggiore sforzo. Non solo il trustee deve conoscere il diritto dei trust, ma deve anche conoscere in maniera approfondita tutto quanto riguarda l’attività di trustee. La scelta che cade su un trustee “impreparato”, genera danni d’ogni tipo e genera costi per tornare indietro.
